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Territorio e ambiente

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Macomer
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(Abitanti 11.106)
La città di Macomer, capoluogo del Marghine, sorge a mt. 572 s.l.m., arroccata sulle alte sponde basaltiche del rio S'Adde.
Il suo territorio è caratterizzato da una grande varietà di paesaggi, da quello steppico degli altipiani di Campeda e Abbasanta, a quello collinare e montuoso della Catena del Marghine e del monte S. Antonio, che offrono la possibilità di effettuare escursioni archeologiche e paesaggistiche alla scoperta di ambienti e località non ancora deturpate dall'intervento umano.
Macomer vanta un ricco patrimonio archeologico tra i più vari dell'isola, costituito da domus de janas, dolmen, nuraghi, tombe di giganti, testimoni di un eccezionale fervore di vita dovuto soprattutto alla sua felice posizione geografica, punto di passaggio obbligato fra Nord e Sud, Est e Ovest.

TossiloNel territorio del comune di Macomer sono ubicate alcune aziende industriali di piccole e medie dimensioni che fanno parte del complesso della Zona Industriale di interesse Regionale in località Tossilo, (lungo la S.S. 131 Borore-Macomer) gestita dall'omonimo Consorzio.

Nel territorio di Macomer è presente, inoltre, in località Bonu Trau, un'area destinata ad insediamenti produttivi artigianali o di piccole dimensioni (PIP).


La Storia della Città
In epoca preistorica l'agglomerato più antico è documentato dai ritrovamenti della grotta Marras, anfratto naturale che si affaccia sulla gola del rio S'Adde, da cui proviene l'ormai famosa Venere di Macomer, una statuetta di Dea Madre risalente al Neolitico Antico o Medio.
L'Età Punica è rappresentata per Macomer esclusivamente dal suo toponimo, unica traccia sicura della presenza dei Cartaginesi.
Il periodo romano è invece documentato soprattutto da notizie militari che indicano come Macomer fosse un importante nodo della rete viaria creata dai Romani.
Durante l'Età dei giudicati fa parte del giudicato di Torres ed è capoluogo della curatoria del Marghine col nome di Makkumere o Makkumelis o Makkumeli.
L'ottocento e la prima metà del novecento furono gli anni che videro avviarsi e consolidarsi lo sviluppo economico di Macomer, legato alla costruzione della strada "Carlo Felice" prima, avviata nel 1810, e della Ferrovia poi, tra il 1862 e il 1881, progettata dall'ingegnere inglese Benjamin Piercy.
Uno spaccato della società macomerese dell'ottocento è riscontrabile nei versi del suo più importante poeta dialettale Melchiorre Murenu, analfabeta e cieco ma dotato di una memoria prodigiosa, arguto e pungente. Il tono spesso offensivo dei suoi versi gli attirò odi e rancori tanto che nel 1854, per ordine di alcuni potenti del paese, fu ucciso a soli 49 anni, gettato nel dirupo di S.Croce.
Con l'avvio del XX secolo, Macomer, grazie alla sua posizione geografica, alla bontà dei suoi pascoli e all'intraprendenza di alcuni industriali, divenne uno dei centri più importanti dell'industria casearia sarda. Nel 1905 veniva infatti avviato il caseificio Albano che esportava il "pecorino romano" e il "fiore sardo" negli Stati Uniti e nel Canada. Altri stabilimenti furono impiantati in seguito da altri industriali, Dalmasso, Salmon, Ditrani, etc., incrementando fortemente l'economia locale e lo sviluppo demografico.
Macomer è diventata un'accogliente cittadina, dotata dei principali servizi amministrativi, di scuole di ogni ordine e grado, in continua crescita sul piano industriale e commerciale, allo stesso tempo attenta al recupero del suo patrimonio storico e culturale.


Ambiente
La conformazione geologica del territorio macomerese è caratterizzata da vulcaniti basiche plio-quaternarie rappresentate da basalti appartenenti a varie serie (basaniti analcitiche, trachibasalti e alcalibasalti, trachiti, trachiti fonolitiche, fonoliti, basalti alcalini e subalcalini).
Il paesaggio varia da quello steppico degli altopiani di Campeda e Abbasanta a quello collinare e montuoso della catena del Marghine e del Monte di Sant'Antonio
Nell'altopiano di Campeda sono presenti 9 entità endemiche, di queste una è minacciata (Ranunculus revelieri) e l'altra è rara.(Cerastium Palustre).
La vegetazione presenta boschi misti a roverella e sughera.
L'area dell'altipiano di Campeda è di profondo interesse anche dal punto di vista faunistico e in particolare ornitologico.
Nidifica, infatti, nell'altipiano la gallina prataiola Tetrax tetrax, e sono presenti specie di uccelli come l' Aquila Chrisaetos, il Grillaio e il Falco Pellegrino e altre ben 23 specie.

Parco di S.AntonioDi grande interesse,la zona della Riserva Naturale di S.Antonio, presenta una vasta area boschiva caratterizzata da una rilevante presenza arborea di sughera, roverella, leccio e agrifoglio. All'interno del manto boschivo della Riserva naturale sono stati scoperti alcuni esemplari arborei di pregio naturalistico o scientifico tale, da essere considerati Monumenti naturali. Appartenenti alla specie "Quercus Pubescens" sono stati individuati due esemplari di ampia chioma nei pressi della struttura ricettiva ex - P.O.A., due nel lato S-W del parco, uno posizionato sul nuraghe "Sa coa de Sa Mela" significativo per l'abbinamento col monumento archeologico. Facenti parte della famiglia "Ilex Aquifolium" sono stati individuati esemplari di notevoli dimensioni all'interno della foresta di roverella a sud del parco. Della specie "Celtis Australis" si segnala un esemplare molto irregolare, ma caratteristico per la sua posizione a valle della vecchia strada di S.Antonio nei pressi del Nuraghe Ascusa
All'interno della riserva hanno dimora diverse specie faunistiche protette. L'area dovrebbe attirare in particolare l'attenzione degli appassionati di Birdwatching, che qui possono ammirare magnifici esemplari di uccelli come l'Astore Sardo, lo Sparviere, il Barbagianni, il Picchio rosso maggiore, lo Scricciolo, il Pigliamosche, la Cincia Mora, la Cinciallegra, la Ghiandaia, lo Zigolo Nero
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